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Il significato dei simboli Reiki

SIGNIFICATO              POTENZIALITA’

Il significato dei simboli Reiki

La strutturazione del secondo livello è determinata dall’ausilio dei simboli che sono utilizzati a questo livello per ampliare il raggio d’applicazione sia su se stessi cosi come per trattare gli altri. Ma andiamo a cercare di conoscere meglio il simbolo che spesso è velato di mistero e a volte invece tristemente ignorato. Andiamo a scoprire cosa ne pensa Carl Gustav Jung il grande psicologo svizzero che ha trattato quest?argomento con acume e perizia. Prima di tutto andiamo a scoprire il significato etimologico della parola simbolo che proviene dal greco ” symballein” che significa gettare insieme, connettere, comporre. In tedesco la parola simbolo “Sinnbild” e composta di due parole cioè sinn e bild che significano coscienza e immagine. A proposito Jung spiega “Il concetto di simbolo nella mia concezione, è differente dal concetto di semplice segno. Il significato simbolico e quello semiotico sono cose completamente differenti. Per esempio l’antica usanza di cosengnare, una zolla erbosa alla vendita di un fondo può essere volgarmente definita simbolica, ma la sua natura è senz’altro semiotica. La zolla erbosa è un segno che viene messo al posto dell’intero fondo. La ruota alata dell’impiegato delle ferrovie non è un simbolo della ferrovia, ma un segno che indica l’appartenenza all’azienda ferroviaria. E importante fare questa distinzione per non cadere in errore nell’identificare simboli reali da segni volgarmente chiamati simboli. Il simbolo ha per sua natura delle caratteristiche che lo rendono inconfondibile come andremo a scoprire nelle parole di Jung. ” Il simbolo presuppone sempre che l’espressione scelta sia la migliore definizione o formula possibile di un dato di fatto relativamente sconosciuto, di cui tuttavia si riconosce o si pretende l’esistenza. Quando sì interpreta quindi la ruota alata dell’impiegato della ferrovia come un simbolo, equivale come ad assicurare che quell?uomo ha a che fare con una realtà sconosciuta, che non si lascia esprimere in maniera diversa o migliore se non con la ruota alata. In conformità a queste affermazioni possiamo dunque affermare che “Ogni concezione che spieghi l’espressione simbolica in termini d?analogia o definizione abbreviata di una cosa nota è semiotica. E’ invece simbolica una concezione che definisca l’espressione simbolica come migliore formulazione possibile, e quindi non rappresentabile in maniera più chiara e più caratteristica, di una cosa relativamente sconosciuta. Una concezione, infine che definisca l’espressione simbolica come trascrizione o riformulazione intenzionale di una cosa nota è una concezione allegorica. Un simbolo può pero a sua volta contenere sia una concezione di definizione abbreviata di una cosa nota dunque semiotica cosi come una concezione espressa come migliore formulazione possibile di qualcosa relativamente sconosciuta. Questo per esempio avviene nella raffigurazione della croce, Jung dice ” La spiegazione della croce quale simbolo dell’amore divino è semiotica, giacché amore divino definisce meglio e più esattamente il dato da esprimere di quanto non faccia la croce, la quale può avere tanti altri significati. Per contro è simbolico quel modo di intendere la croce che vede in lei, al di la di tutte le spiegazioni possibili, l’espressione di un dato di fatto mistico o trascendente finora sconosciuto e incomprensibile, cioè di un fatto innanzi tutto psichico, che lascia esprimere con maggiore esattezza proprio la croce. Un simbolo va sempre valutato e interpetrato in senso individuale e collettivo questo se si vuole tener conto del suo reale significato in ogni caso. Quando un simbolo emerge alla coscienza dall’inconscio collettivo possiamo parlare d?archetipo o immagine mitologica mentre quando emergono dall’inconscio personale si parla di simboli propri. Per esempio parlando dell’elemento femminile Jung afferma, ” Nella serie del femminino comincia coll’apparire in sogno l’immagine della madre reale, ben disegnata in tutti i suoi tratti e precisi significati; poi questo significato si approfondisce e si espande a simbolo della donna in tutte le sue variazioni, di compagna dell’altro sesso in genere; quando sale da uno strato ancora più profondo, l’immagine ha gia strati mitologici, è una fata o un drago; finche nell’intimo materiale d?esperienza collettiva genericamente umana è grotta oscura, è l’averno, è il mare; e nel suo ultimo significato si allarga all’estremo diventando una metà della creazione, il caos, il buio, l’elemento concepente in genere. Questi simboli sorgenti dall’inconscio, appaiono essi in sogno, in visioni o in fantasie, sembrano illustrare una specie di mitologia personale che ha strettissime analogie colle tipiche figure della mitologia, della legenda e delle favole. Bisogna dunque ammettere che essi corrispondono a certi elementi strutturali collettivi (e non personali) della psiche umana, e che, come gli elementi morfologici del corpo umano vengano ereditati. Dunque fatti naturali e processi endopsichici possono parimenti venir presentati in veste simbolica, o archetipica. Per questa ragione è necessario valutare e interpretare ogni simbolo sia in senso collettivo sia in senso individuale. Le immagini mitologiche non si presentano mai isolate. All’origine sono sempre inserite in un contesto oggettivo e in un contesto soggettivo: hanno cioè un?intima connessione fra di loro col soggetto che le ha create. Nell’interpretazione debbono però sempre prevalere il contesto personale e il principio del momento psicologico individuale. Ricordiamoci dunque che il contenuto di un simbolo qualunque esso sia non è mai del tutto esprimibile in modo razionale. Il simbolo come ho esposto in precedenza e che intendo rimarcare esprime sempre qualcosa di più di ciò che è comunemente noto, definisce qualcosa che il linguaggio mezzo del raziocinio, non riesce ad esprimere. Infatti, quando Gesù Cristo esprime con l?ausilio di parabole la sua idea del regno dei cieli, possiamo parlare dei veri e propri simboli, cioè dei tentativi di esprimere qualcosa per cui non esiste nessun concetto verbale. L’etimologia della parola simbolo in tedesco sinnbild spiega forse in modo ancor più completo il significato di questo aggettivo che racchiude in sé un universo vasto e profondo anzi multidirezionale. Infatti, sinnbild ha una doppia origine e pertinenza che indica il suo contenuto; (Sinn) e di pertinenza della coscienza, del razionale; l’immagine (Bild) è di pertinenza dell’inconscio, dell’irrazionale. Jung aggiunge “Per queste sue qualità il simbolo è adattissimo a render conto dei processi che si svolgono nella totalità della psiche e ad esprimere i più intricati e contrastanti stati di fatto psichici, oltre che ad agire su di loro. Un vero simbolo non può essere mai completamente spiegato. Della sua parte razionale ci può dar la chiave la coscienza, ma i suoi elementi irrazionali possiamo solo sentirli. Il vero simbolo e qualcosa che vive che ha insita in se delle dinamiche che la sfera razionale non può elaborare, essa cerca sempre di sezionare di analizzare di circoscrivere mentre il simbolo può solo essere vissuto nella sua totalità e integrità. Ecco che come spiega Jung il simbolo va “sentito” perché l’esperienza conta più di mille parole. La spiegazione razionale deve servire al massimo come stimolo di partenza verso i meandri inconsci inesplorati, solo la potrete venire a contato lo stato di consapevolezza  che il simbolo potenzialmente racchiude in sé. Inoltre un simbolo per essere vivo deve essere gravido di significati. Il simbolo per mia visione è uno stimolatore dei moti inconsci che se assorbito dalla coscienza e in grado di far emergere energie-coscienza latenti, e come un richiamo sonoro per balene che con la sua frequenza richiama a secondo del raggio d’azione tutti i mammiferi in lui contenuti.In questo caso la frequenza rappresenta il simbolo il raggio d’azione e la coscienza, il mare raffigura l’inconscio ed infine i mammiferi sono l’energie o informazioni-coscienza racchiuse nel raggio d’azione della coscienza stimolata dal simbolo. Nel Reiki i simboli hanno la funzione di unificare i contrasti e i moti di tensione causati dal dualismo. Il mandala è uno di questi mezzi che in oriente è uno delle tante raffigurazioni di quella via di mezzo che viene conosciuta come tao, e che per noi occidentali consiste nel saper trovare un modo per la conciliazione dei contrasti fra, dice Jung; “realtà interna e realtà esterna, nel formare consciamente la propria personalità prendendo cognizione delle potenze della natura primordiale e nel senso di una totalità strutturale.” In questa conciliazione dei contrasti consiste il passo successivo nella via iniziatica del Reiki perché solo tramite l?armonizzazione degli opposti che la nostra coscienza può elevarsi e trascendere. Tantissimi disagi interiori che con il tempo portano alle più svariate patologie nascono dalla lotta che il femminile e il maschile attuano in noi causando non pochi problemi. Il focalizzarsi sulla soluzione del problema, infatti, non porta a nulla Jung a tal proposito si esprime in maniera chiara e illuminante, infatti, dice; “L?uomo ammalato o che semplicemente non sa dare un senso alla propria vita si trova di fronte a problemi con cui lotta invano. I massimi e più importanti problemi sono, in fondo, tutti insolubili; e debbono esserlo, perché esprimono la necessaria polarità che è immanente ad ogni sistema autoregolato. Non possono mai essere risolti, ma solo superati?” Ed è proprio questo superamento dei problemi che personali che porta ad un innalzamento del livello della coscienza. L’innalzarsi della coscienza rende possibile osservazione del problema da un altro punto di vista, esso viene visto sotto un altera luce e proprio per questo diventa diverso. Ciò che in un altro stadio avrebbe causato feroci conflitti e ansiose tempeste affettive, appare ora dal più alto livello raggiunto dalla personalità, come una tempesta nella valle vista dalla cima di un alta montagna. Non per questo la tempesta è meno reale; ma si è distaccati, non dentro di lei. In ultima analisi possiamo affermare che tutti i simboli e le figurazioni archetipe del processo d?unificazione sono portatori della funzione trascendente, ossia in altre parole della conciliazione delle varie coppie d?opposti della psiche in una sintesi superiore. Ed è a questo infine cui lo studente Reiki deve aspirare all?ascesa della propria coscienza cosicché avendo superato e guarito, i propri limiti può offrire a gli altri la guarigione.

Reiki Master
Graziano Scarascia

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